

IL RIONE TESTACCIO
Il rione Testaccio, situato a sud dell'Aventino e compreso tra via Marmorata, le Mura Aureliane e il Tevere, ha la forma di un quadrilatero quasi regolare, pianeggiante, tranne che per la collinetta artificiale da cui trae il nome, il Monte Testaccio, la grande discarica del porto dell'antica Roma, formatasi per l'accumulo dei vasi di coccio, le testae, per l'appunto.
Un accumulo di tale entità è stato possibile solo grazie ad una attenta sistemazione dei cocci, che venivano prima pressati e poi collocati ordinatamente sulla parte superiore del monte.
Il Rione Testaccio fu istituito nel 1921 distaccandolo da Ripa.
La zona, costituita di orti e campagne coltivate, fu per lungo periodo sotto la gestione dei grandi Monasteri dell'Aventino utilizzata fino all'Ottocento come luogo di feste popolari e religiose e punto di passaggio per il pellegrinaggio verso la Basilica di San Paolo.
Nel 1868 Pio IX autorizzò Pietro Ercole Visconti a compiere i primi scavi sistematici in concomitanza con la costruzione del nuovo quartiere operaio e del Mattatoio. Un po' ovunque gli scavi per le fondazioni dei palazzoni popolari misero in evidenza reperti archeologici.
Il quartiere di abitazione fu progettato come insediamento periferico modello e realizzato di malavoglia da imprese private che non lo ritennero sufficientemente remunerativo.
Testaccio si caratterizza per essere riuscito a mantenere il suo originario carattere provinciale, in contrasto con altre zone centrali di Roma che hanno perso quel fascino di zone familiari a dimensione umana.
Il quartiere è famoso anche per una circostanza molto speciale. Fu proprio al Testaccio che la Roma, la squadra di calcio, aveva, negli anni trenta, il suo secondo mitico campo di calcio.
Ai nostri giorni si va configurando il progetto, ormai decennale, di riqualificazione del rione recuperando l'area dell'ex Mattatoio.
Nel frattempo sono sorti spontaneamente spazi che ospitano espressioni di cultura ludica: musica, prosa e poesia, moltissimi locali "mangerecci", tra i quali molti che mantengono alta l'antica tradizione della cucina romana: rigatoni co' la pajata, la coratella con i carciofi o con la cipolla, la trippa alla romana, la coda alla vaccinara...
Vi si svolge inoltre buona parte della vita notturna dei giovani romani, per la presenza di numerosi locali, discoteche e discopub, tantissimi clubs alla moda.
Molti dei bar e dei locali sono scavati nella collina artificiale e in alcuni è ancora possibile vedere i frammenti delle anfore di terracotta con cui la collina è costruita
Nel rione sono elementi di interesse: il già citato Monte Testaccio, elemento paradigmatico della zona, Porta San Paolo, che si apre nelle mura Aureliane, sul tracciato dell'antica via Ostiense, la Piramide Cestia, posta a ridosso di Porta S. Paolo e delle Mura aureliane, Piazza Testaccio, Piazza dell'Emporio, Ponte Sublicio e Ponte Testaccio. La fontana di Pio IX, detta dai testaccini "Fontanone", la chiesa di S. Maria Liberatrice e l'omonima piazza tardo-ottocentesca, ed infine, ma non certo ultimo elemento caratterizzante del rione l'Ex Mattatoio.
LA CHIESA DI SANTA MARIA LIBERATRICE
Santa Maria Liberatrice, che sorge sull'omonima piazza, è la chiesa del popolo testaccino, e - caso praticamente unico a Roma - la sola del rione, se si esclude la cappella del Cimitero acattolico.
Costruita all'inizio del Novecento come parrocchia del rione che ne era ancora privo, le fu trasferito il titulus che era stato di santa Maria Antiqua al Foro Romano, demolita in quegli anni. Vi fu trasferito l'altare della chiesa antica, e il mosaico della facciata ne riproduce una decorazione.
L'edificio è opera di Mario Ceradini, che ad un impianto romanico aggiunse una forte componente di decorativo liberty. La facciata ha un triplice portale, un'ampia polifora ed un mosaico che riprende gli affreschi di S. Maria Antiqua. L'interno è a tre navate, transetto ed un tiburio cubico all'incrocio dei bracci, e si caratterizza per una particolare ricchezza a cura degli elementi decorativi. Notare in particolar modo il percorso mediano sul pavimento, in mosaico e scaglie marmoree, su cui sono raffigurati i segni dello zodiaco. All'altar maggiore l'immagine coronata della Madonna col Bambino proveniente dalla demolita chiesa del Foro, oggetto di particolare devozione nel quartiere.
Uscendo dalla chiesa, a sinistra della piazza si possono osservare le costruzioni eseguite per l'Istituto Case Popolari dall'architetto Quadrio Pirani nel 1917, parte di una serie di interventi, sempre dell'ICP, che tra il 1905 ed il 1930 trasformarono in un quartiere più che dignitoso quello che in origine era un vero e proprio ghetto edilizio ai margini della città, dove gli abitanti si affollavano in condizioni abitative ed igieniche pessime, negli edifici sorti durante la "febbre" edilizia degli anni Ottanta del XIX secolo.